31
Ago
2016

DEMOLIZIONI, fotografia postindustriale

 

Il molo da una finestra

Il molo e i macchinari per lo sbarco. Nikon D810 - Karl Zeiss 21mm

 

Una attività produttiva che si spegne, tante persone che prima creavano un frenetico viavai ora non si vedono più. Niente più auto, sirene, stridio di freni, soffi di aria compressa, fumo.. la notte non è più illuminata dalle luci arancioni dei fari. Al molo non attraccano più le navi con i loro carichi di cereali e carbone, la fabbrica non produce più e i magazzini restano pieni di ambizioni svanite, forse, anch'esse  trasferite. Le rotte cambiano, le strategie politiche e commerciali mutano e qualche attività si spegne o viene trasferita. 

 

 

 

 Il molo e le due grandi gru, in movimento dal 1961. Nikon D 810 - Karl Zeiss 21mm

Difficilmente qualcuno risponderà. Nikon D 810 - Karl Zeiss 21mm

I quadri elettrici. Nikon D 810 - Karl Zeiss 21mm

Il taglio a fiamma riduce in pezzi le grandi gru. Nikon D810 - Nikkor 80-200 f.2,8

Si riduce in pezzi il ponte mobile della gru. Nikon D810 - Nikkor 14,24 f.2,8

Siamo a quota 60 metri, il vento teso fa oscillare la piattaforma. Nikon D810 - Nikkor 14,24 f.2,8

Il taglio delle braccia della gru.Nikon D810 - Nikkor 14,24 f.2,8

Con la radio si guida il gruista per dirigere le catene verso i fori di aggancio. Nikon D810 - Nikkor 14,24 f.2,8

Ridotta in pezzi le tonnellate della grande gru vengono posate a terra. Nikon D810 - Carl Zeiss 21 mm f.2.8

Una volta a terra i componenti della grande gru vengono ridotti di dimensione. Nikon D810 - Distagon 21 mm.

Al tramonto anche l'ultimo pezzo della prima gru ha ceduto. Nikon D 810 - Distagon Karl Zeiss 21mm

Al tramonto anche l'ultimo pezzo della prima gru ha ceduto. Nikon D 810 - Karl Zeiss 21mm

 

Dal punto di vista tecnico il raccontare la demolizione di un impianto complesso e con una storia lavorativa così lunga, implica una serie di difficoltà. Per prima cosa è un pezzo di storia che se ne va, una cosa che hai sempre visto fin da bambino, un aggeggio meccanico grande e complicato che ti ha sempre incuriosito. Poi ci sono le tracce  di chi li ha lavorato, i guanti posati sul tavolo, l'appunto scritto sulla lavagna, gli attrezzi ordinati sugli scaffali, insomma tutta quella serie di cose che definirei l'umanità di un luogo.

Vinta la fase emotiva resta l'impatto con un lavoro che durerà molto, regolato dai tempi dettati dalle condizioni meteo e dai tempi tecnici del processo di demolizione.

Vento, polvere e aria gelata satura di sale marino. Tutto può accadere ma devi essere pronto a cogliere il meglio perchè ogni manovra è un pezzo unico, non puoi contare su un secondo scatto. Lo spazio in cui lavorare è spesso veramente angusto, ti  trovi a fotografare a poche decine di centimetri dalla lancia termica, cercando di interferire il meno possibile con l'azione degli operatori.

Scale, cabine piccole, cinture di sicurezza, guanti, elmetto e scarponi aiutano a prendere un abbondante distacco da quello che dovresti fotografare, si fa spesso fatica a tenere le macchine vicine agli occhi.

La cosa più grande che porti a casa, oltre alle immagini, è l'esperienza che hai condiviso con le persone con cui lavori ed il rapporto che si crea con loro, questo spesso non finisce dopo le sessioni fotografiche.

 

 

Una sedia in prima fila per ammirare lo spettacolo in scena: "Il nulla". Nikon D810 - Carl Zeiss 21 mm f.2.8

Demolizione di edifici con struttura in C.A. Nikon D810 - Carl Zeiss 21 mm f.2,8

Taglio di elementi in C.A. Nikon D800 - Nikkor 80-200 f. 2,8

Per quanto riguarda le demolizioni di edifici alti in muratura con telai in C.a. il problema più grande è la polvere e i rimbalzi che i blocchi hanno una volta toccata terra. La distanza dalle macchine operatrici non è mai abbastanza.

 

 

 

 

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